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Storia della pasta


Nonostante siano state fatte tante ipotesi è difficile stabilire chi fu l'inventore della pasta.

 

L'etimologia del termine pasta deriva probabilmente dal greco che significa “farina mista a liquido”. Con grande probabilità anche la pasta come il pane, fu un cibo spontaneo legato alla scoperta e all'uso dei cereali, la cui coltivazione e diffusione avvenne quasi contemporaneamente fra tutti i popoli (Fonte: www.italianpasta.net).

 

La pasta, inoltre, ha subito progressivamente nel tempo un'elaborazione in funzione delle necessità e abitudini dei popoli. L'impossibilità di poter attribuire a qualcuno l'invenzione della pasta, dimostra indirettamente l'antichità di questo alimento, tanto da fare presupporre che gli etruschi nel IV secolo avanti Cristo già la conoscessero. In una tomba portata alla luce nella necropoli etrusca di Cerveteri, sono riprodotti in stucco gli strumenti per lavorare la pasta a mano: la tavola spianatoia, il matterello, il sacchetto per spolverare la farina sulla tavola, il mestolino per l'acqua, il coltello per tagliare la sfoglia e la rotella per dare un bordo ondulato al taglio della pasta (Fusco 1989).Queste testimonianze provenienti dal mondo etrusco, mancanti di supporto letterario, non ci permettono di riferire con esattezza riguardo all'utilizzo di tali utensili e la tipologia di pasta eventualmente prodotta, anche se si suppone che gli etruschi preparassero e cucinassero qualcosa di simile alle lasagne di farro. Dubbi permangono anche sulla presenza della pasta, così come da noi precedentemente definita, nel mondo classico greco-romano, anche se è certo che i romani per primi parlano di lagana. Le lagane romane di cui parlano già Cicerone e Orazio nel I secolo a.C., sicuramente non sono identiche alle lasagne e ai maccheroni che noi conosciamo ma, gli assomigliano e questo lo si evince dal fatto che nel più antico libro di ricette romane, scritto da Apicio, si parla di lagana come una sfoglia schiacciata di farina utilizzata per racchiudervi timballi e pasticci. Il fatto che essa non fosse sottoposta a cottura in acqua bollente e che fosse fritta in olio abbondante (Serventi e Sabban 2000), fa sì che non vi sia corrispondenza con la definizione di pasta precedentemente evidenziata. Se la pasta fresca in forma di sfoglia sul tipo di lasagna deriva dai lagana greco-romani, la pasta secca filiforme dovrebbe provenire dal mondo arabo e si sarebbe poi diffusa in tutto il Mediterraneo partendo dalla Sicilia a seguito dell'invasione degli arabi.

 

 

Preziosa è la testimonianza del XII secolo del geografo arabo AL-IDRIS che nella sua opera nota come “il libro di Ruggero” afferma che nella località di Trabìa, zona abitata con case e molti molini presso Palermo, nel 1154 si producesse un particolare cibo di farina a forma di fili, chiamato con il vocabolo arabo “itriyah”. Pare esistesse un'industria di pasta secca, detta “itrija” (Tria in arabo). Quella zona, assunse notevole importanza quale centro sviluppato di commercio della pasta, spedita, in abbondanti quantità, per via mare in tutto il Mediterraneo sia cristiano che musulmano. Attraverso tale testimonianza viene smentita anche la leggenda che sia stato Marco Polo nel 1295 al rientro dalla Cina ad aver fatto conoscere all'Occidente la pasta che per altro nulla aveva a che vedere con quella di grano duro da noi comunemente intesa (Fonte: www.campaniafelix.it/cf_cucina/corso%20sulla%20pasta/storia.htm).

 

Infatti, quando noi parliamo di pasta, ci riferiamo abitualmente alla pasta secca prodotta esclusivamente con l'impiego di semola e semolato di frumento duro e acqua.

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